Fagiolini: legumi o verdura?

Questa è una domanda che mi viene rivolta frequentemente.

I fagiolini sono baccelli della specie Phaseolus vulgaris e sono quindi legumi.

Tuttavia, dal punto di vista nutrizionale sono assimilabili alla verdura.

Nella seguente tabella vediamo infatti che la composizione in macronutrienti dei fagiolini è più simile a quella della lattuga che a quella dei fagioli borlotti (con i quali condividono la specie botanica).

FAGIOLINI freschi

100 gr

FAGIOLI BORLOTTI

freschi

100 gr

LATTUGA

100 gr

Energia

24 kcal

143 kcal

22 kcal

Carboidrati

2,4 gr

22,7 gr

2,2 g

Proteine

2,1 gr

10,2 gr

1,8gr

Lipidi

0,1 gr

0,8 gr

0,4 gr

Fibra

2,9 gr

4,8 gr

1,5 gr

Sodio

2 mg

2 mg

9 mg

Potassio

280 mg

650 mg

240 mg

Calcio

35 mg

44 mg

45 mg

Fosforo

48 mg

180 mg

31 mg

Ferro

0,9 mg

3 mg

0,8 g

Folati

80 mcg

69 mcg

64 mcg

I fagiolini sono ricchi d’acqua e danno un buon apporto di fibra e micronutrienti importanti come folati e potassio. La stagionalità va da maggio a settembre ed in questo periodo rappresentano un alimento chiave per insalatone e contorni freddi. Ad esempio,  un’insalata di farro con fagiolini, uovo sodo e olive taggiasche è perfetta per la pausa pranzo in ufficio o in spiaggia se si è più fortunati.

Certo, da buona genovese d’adozione, so anche quanto si sposino bene con le trenette al pesto!

Fonti:

 

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Le fave, alimento della tradizione

Siamo in pieno Carnevale e, chiacchiere e zeppole a parte, chi ha o ha avuto la fortuna ed il piacere di trascorrerlo in Sardegna ritrova un alimento tipico: le fave, il più delle volte accompagnate con il lardo o le cotiche di maiale nella nota favata. Lasciamo da parte lardo e cotiche e conosciamo meglio questo legume della tradizione contadina.

La Fava, è una leguminosa appartenente al genere Vicia (Vicia faba).

Cresce nelle regioni temperate in piante la cui altezza può variare dai 30 cm ai 2m, con baccelli di 15-25 cm di lunghezza. L’interno del baccello presenta uno strato spugnoso biancastro con 5-10 semi piatti e dai bordi arrotondati di colore verde (il colore può essere diverso a seconda delle varietà). I semi sono avvolti da una pellicina protettiva contenente tannini che le conferiscono un sapore amaro. Per eliminarla le fave vanno sbollentate oppure ammollate per 12-24 ore avendo cura di cambiare più volte l’acqua. 

Questi legumi danno un moderato apporto calorico (circa 77 kcal per una porzione da 150gr di fave fresche) e sono fonte di nutrienti importanti.

Vediamo i valori nutrizionali per 100 gr di fave fresche o secche:

FAVE FRESCHE 100 gr

FAVE SECCHE 100 gr

Energia

51 kcal

343 kcal

Carboidrati

4,5 gr

53,6 gr

Proteine

5,2 gr

25,2 gr

Lipidi

0,4 gr

3 gr

Fibra

5 gr

7 gr

Sodio

17 mg

127 mg

Potassio

200 mg

1028 mg

Calcio

22 mg

90 mg

Fosforo

93 mg

420 mg

Ferro

1,7 mg

5 mg

Zinco

0,9 mg

4,6 mg

Acido folico

145 μg

145 μg

Tiamina

0,11 mg

0,5 mg

Riboflavina

0,11 mg

0,28 mg

Niacina

1,27 mg

2,6 mg

Vitamina C

33 mg

4 mg

Vitamina A

Retinolo equivalente

11 μg

10 μg

Per cui fresche o secche, crude o cotte, rappresentano una scelta sana e nutriente.

Attenzione però al favismo, peraltro molto diffuso in Sardegna e nel bacino del Mediterraneo. In tal caso vanno assolutamente evitate, ma di questo parleremo  nel prossimo articolo!

Fonti:

– CREA Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione Pagina web: https://www.crea.gov.it/alimenti-e-nutrizione e Pagina web: https://www.alimentinutrizione.it

– Banca Dati di Composizione degli Alimenti per Studi Epidemiologici in Italia – Istituto Europeo di Oncologia www.bda-ieo.it

– Il grande dizionario degli alimenti – Guida alla scelta consapevole 2021 Giunti Editore S.p.A.

Ricettario – Archivio della Memoria della Sardegna www.asloristano.it

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Perchè il pesce risulta più digeribile e tenero rispetto alla carne?

 

La differente consistenza delle carni di pesci e animali terrestri è dovuta principalmente alle caratteristiche delle proteine che le compongono.

I muscoli dei pesci presentano una percentuale maggiore di proteine miofibrillari ed una quantità minore di tessuto connettivo.

Per quanto riguarda le proteine miofibrillari, la miosina del pesce è più sensibile ai processi di denaturazione proteolitica e termica (e quindi alla cottura) e questo determina una maggiore digeribilità delle proteine.

Inoltre, il collagene, che rappresenta il 90% delle proteine del tessuto connettivo dei pesci, ha la caratteristica di gelificare a temperature più basse (45-50°C) rispetto a quello dei mammiferi (60-65°C) rendendo le loro carni più tenere.

Per questo il pesce richiede generalmente un tempo di cottura breve; una cottura prolungata porterebbe infatti ad un indurimento della carne e ad una perdita eccessiva dei liquidi che la renderebbe secca e stopposa.

Bibliografia: Mannina, Daglia, Ritieni – La chimica e gli alimenti. Nutrienti e aspetti nutraceutici. – Casa Editrice Ambrosiana, 2019.

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Per una pausa pranzo primaverile…

Fra 10 giorni sarà primavera e, mai come quest’anno, si ha voglia di leggerezza… a partire dal pranzo!

Vi propongo dunque una rivisitazione “light” delle tipiche e deliziose torte di verdura liguri, ideale per chi ha poco tempo e accessibile a chi ai fornelli non si sente esattamente a suo agio.

Ingredienti per 3-4 porzioni:

  • 1 rotolo di pasta sfoglia 230 gr (se fatta in casa, ovviamente, meglio!)
  • 150 gr skyr bianco (oppure 170 gr fage total 0%)
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di parmigiano
  • 2 cucchiai olio evo
  • 400 gr patate
  • verdura a piacere

Il procedimento è semplice: fate bollire le patate e cuocete la verdura in padella o al vapore. Unite in una terrina lo skyr, le uova, il parmigiano, l’olio e amalgamate il composto. Aggiungete le patate e la verdura e mescolate fino a rendere il tutto omogeneo. Stendete la pasta in una tortiera rivoltando i bordi all’esterno. Farcite con il ripieno e ripiegate i bordi della pasta verso l’interno. Cuocete in forno a 180° C per 40 minuti circa.

L’augurio è che possiate gustarla in una bella giornata di sole in riva al mare o su un bel prato verde… qualora non sia possibile, anche in ufficio andrà benissimo!

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10 pratici consigli per non esagerare con i grassi a tavola

10 pratici consigli per non esagerare con i grassi a tavola

In un contesto di sana alimentazione i grassi sono imprescindibili.

Olio evo, olive, frutta secca, semi oleaginosi, pesce azzurro, salmone e avocado ne sono ottime fonti. Pur senza esagerare, è bene dare spazio a questi che vengono comunemente definiti “grassi buoni” limitando l’apporto di quelli “meno buoni”.

Per riuscirci non è necessario pesare gli alimenti o passare in rassegna ogni singola etichetta alimentare, possono infatti bastare alcuni piccoli accorgimenti.

Eccone 10:

  1. Impara a dosare l’olio con il cucchiaio, ti accorgerai che non serve “rovesciare” la bottiglia ma che 1 o 2 cucchiai sono sufficienti per condire un piatto d’insalata!

  2. Limita il consumo di prodotti industriali e di alimenti precotti.

  3. Per la colazione, meglio i biscotti secchi che i frollini.

  4. Scegli le carni magre e, quando presente, elimina il grasso visibile prima della cottura.

  5. Limita il consumo di formaggi a 2 volte a settimana, orientando la scelta verso quelli meno grassi.

  6. Scegli il pane fresco, da preferire a grissini, crackers e pane confezionato.

  7. Nel quotidiano, si a yogurt magro e latte parzialmente scremato.

  8. Limita il consumo di uova a 3 a settimana (tieni conto anche di quelle presenti nelle torte salate o in altre preparazioni!).

  9. Se cuoci i tuoi alimenti al vapore, in padella antiaderente o al forno non è necessario aggiungere olio o burro in cottura.

  10. Per insaporire i piatti utilizza spezie ed erbe aromatiche ed evita l’uso di salse e sughi pronti.

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I Biscotti di Natale che mettono d’accordo mamme e bambini!

I Biscotti di Natale che mettono d’accordo mamme e bambini!

Ormai ci siamo… mancano pochi giorni a Natale… un Natale per molti aspetti diverso dal solito ma che, a mio avviso, ha un lato positivo da non sottovalutare: più tempo da passare in casa con la propria famiglia!

E allora, perché non cimentarsi nella preparazione dei tradizionali Biscotti di Natale?

È un modo per coinvolgere tutta la famiglia in un’attività, oltre che divertente, produttiva…avrete infatti la colazione pronta per qualche giorno!

Vi suggerisco una ricetta semplice e veloce che metterà tutti d’accordo.

I biscotti di grano saraceno e miele piaceranno a voi mamme (e in generale agli adulti e a chi è più attento all’alimentazione) perché buoni e genuini e piaceranno ai più piccoli perché golosi e fatti con amore.

Ecco gli ingredienti:

200 gr farina di grano saraceno

100 gr farina di frumento integrale

50 gr miele (scegliete quello che più vi piace: acacia, millefiori, melata, erica…c’è solo l’imbarazzo della scelta!)

50 gr zucchero di canna grezzo

80 ml olio evo (meglio scegliere un olio dal gusto leggero e delicato, come quello della Riviera Ligure)

1 uovo

1 cucchiaino di lievito per dolci

1 cucchiaino di zenzero in polvere

1 cucchiaino di cannella in polvere

i più golosi, possono aggiungere 50 gr di gocce di cioccolato fondente.

Il procedimento è semplice:

Mescolate in una ciotola l’uovo, lo zucchero, il miele e l’olio. Quando il composto è omogeneo aggiungete, gradualmente e con l’aiuto di un setaccio, il mix di farina (grano saraceno + frumento integrale), il lievito, lo zenzero e la cannella. Impastate e, se lo desiderate, aggiungete le gocce di cioccolato. Stendete l’impasto con il mattarello lasciando uno spessore di circa mezzo cm. Divertitevi a ritagliare l’impasto con le formine natalizie e trasferite le vostre creazioni in una leccarda rivestita con carta da forno. Infornate a 180° per 10 minuti circa. Una volta raffreddati, potete decorare i vostri biscotti con la glassa liberando la vostra fantasia… ma se non siete particolarmente creativi, una semplice spolverata di zucchero a velo andrà benissimo!

Buon divertimento!!!

e… non dimenticate di lasciarne qualcuno sotto l’albero per Babbo Natale!

Se mai ci penso poi io a metterlo a dieta… ma solo dopo le Feste!!

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Frutta a fine pasto, si o no?

Frutta a fine pasto, si o no?

Questa è una delle domande più frequenti che mi vengono rivolte in studio.

Partiamo dal fatto che le linee guida per una sana alimentazione prevedono il consumo di almeno 3 porzioni di frutta al giorno, dove per porzione si intende un frutto medio o due frutti piccoli. Il suo consumo infatti, unito a quello della verdura, aiuta a prevenire il sovrappeso e diverse malattie croniche.

Questo è sufficiente per affermare che, in linea generale, mangiare la frutta fa bene a prescindere da quando la si mangia!

Spesso noi nutrizionisti siamo i primi a suggerire di mangiare la frutta come spuntino ma lo facciamo per evitare che si ricada in scelte meno sane e più caloriche. Si tratta quindi di una scelta puramente strategica e di certo non significa che la frutta a fine pasto faccia male o addirittura faccia ingrassare o possa in qualche modo interferire con la perdita di peso.

Al contrario, ci sono diversi validi motivi per chiudere il pasto con la frutta, vediamoli nel dettaglio.

Perchè si…

  • si evita un rapido innalzamento della glicemia perché gli zuccheri contenuti nella frutta vengono assorbiti e rilasciati nel sangue più lentamente rispetto a quando la si mangia fuori pasto.
  • la bassa densità energetica e l’elevata quantità di fibra ci aiuta a raggiungere prima il senso di sazietà, quindi a mangiare di meno e a tenere sotto controllo il peso.
  • il contenuto di vitamine (in particolare la vitamina C) aiuta ad assorbire il ferro di origine vegetale.
  • il gusto dolce della frutta ci consente di chiudere piacevolmente il pasto e di soddisfare “quella voglia di dolce” che conosciamo bene.

Quando meglio di no…

In persone che soffrono di disturbi gastrointestinali quali sindrome del colon irritabile, meteorismo, colite ulcerosa ecc., gli oligosaccaridi e la fibra contenuti nella frutta possono fermentare con conseguente produzione e accumulo di gas e fastidiosa sensazione di gonfiore e distensione addominale. In questi casi risulta vantaggioso mangiare la frutta lontano dai pasti.

Tuttavia, è molto soggettivo per cui sta a voi scegliere quando, l’importante è mangiarla!

Fonti:

Istituto Superiore di Sanità

Crea – Linee guida per una sana alimentazione

SINU – LARN-Standard quantitativi delle porzioni

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